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Montignoso

Sullo sperone roccioso che domina un vasto paesaggio dalla Versilia alla piana di Luni, praticamente a strapiombo su ciò che resta dell’antico lago costiero di Porta, sorgono i ruderi dell’imponente Castello degli Aghinolfi. Conteso per secoli tra pisani, genovesi e lucchesi, chiave di accesso alla Lunigiana e posto a chiudere il passaggio delle comunicazioni terrestri dell’alto tirreno, il castello tuttora sovrasta l’antica Porta Beltrame che per secoli ha segnato il confine giuridico e politico tra la Toscana e la Lunigiana. L’ampio torrione ottagonale, dalla muratura prevalentemente composta da conci regolari di colore bruno, risale con buona probabilità all’imponente opera di fortificazione bizantina lungo il limes eretto contro le invasioni barbariche nel VI secolo. Ampiamente rimaneggiato in epoca longobarda fino a diventare, secondo lo Sforza “uno dei più interessanti monumenti militari longobardi d’Italia”, ha visto il succedersi di eserciti, guerre, distruzioni e ricostruzioni fino all’ultimo conflitto mondiale, quando divenne parte integrante delle fortificazioni della Linea gotica che proprio lì passava.

Sull’impianto altomedievale si sovrappone la rocca del XI-XII sec. cinta da vaste cortine murarie, con aggiunte successive del XIII, quali la torre cilindrica detta “baluardo di S. Paolino”, mentre in sommità al torrione ottagonale si eleva una torricella di pari altezza d’epoca successiva e destinata all’avvistamento poiché, in antico, il torrione avrebbe svolto per certo funzioni residenziali e di rappresentanza per la famiglia feudale, probabilmente i Beltrame, collegata alla antica dinastia dei Marchesi di Massa-Corsica. All’interno della cortina muraria erano le abitazioni civili, e forse un piccolo borgo; per certo un insediamento sorse presso la sottostante Porta Beltrame, come dimostrano i ritrovamenti di sepolture altomedievali scoperte nel 1845 e nel 1861-62 in occasione della costruzione della linea ferroviaria Pisa-Genova.

Fu proprio la penetrazione longobarda, la conquista del Castello Aghinolfi e quella del Castrum Uffi in alta Versilia, a sancire l’ingresso di queste terre nella sfera di influenza della diocesi longobarda di Lucca, sottraendole definitivamente a quella lunense. E terra sottomessa alla Repubblica di Lucca fu Montignoso dal Trecento fino all’epoca napoleonica, costituendo un’enclave tra il territorio fiorentino di Pietrasanta e Seravezza e il feudo malaspiniano di Massa che per secoli aveva orbitato, come Montignoso, verso le zone pisano-lucchesi.

Nella chiesa parrocchiale di San Vito e Modesto, menzionata già nel 1148 come pieve dell’antico comitato lunense, è conservato un magnifico trittico tardo quattrocentesco, opera del pittore lucchese Michele Ciampanti (1482) raffigurante la Vergine in trono con bambino e i santi Giovanni Battista, Vito, Modesto e Pietro. I forti influssi toscaneggianti, e in particolare di Botticelli e della sua bottega, sono evidenti nella bella opera del Ciampanti. Ai piedi della Vergine un magnifico vaso di fiori bilancia la scena dipinta che si svolge prevalentemente nella figura geometrica composta dai puttini e dal bambinello che con i loro volti attorniano la vergine dalle chiare fattezze botticelliane, mentre i santi, nelle pale laterali, alternano una iconografia rappresentativa di tipo classico impersonata da San Pietro e San Giovanni Battista, ad una ‘moderna’ che raffigura San Vito e San Modesto vestiti con calzamaglia e abitino cortese in un ruolo più prossimo alla religiosità popolare di tutti i giorni. Di estremo interesse la pala dipinta nel 1495 per la chiesa di Sant’Eustachio ed attribuita al pittore lucchese Vincenzo Frediani. Condotta con mano felice in una scena fortemente espressionista, questa pala raffigura la Vergine in trono con Bambino attorniata dai santi Eustachio, Giovanni Battista, Maddalena e Vito. Il buon impianto pittorico, la vivacità dei colori e la dinamica del dialogo tra i personaggi ne fanno un opera di rilievo. La scena è sovrastata dalla lunetta in cui compare il Cristo in pietà tra due angeli. Il bambinello si protende verso S. Eustachio del quale è narrata la storia della vita nelle scene componenti la predella e ambientate in un contesto naturalistico. Tutte le scene si intersecano con raffigurazioni animalesche caratterizzanti la fantasiosa vicenda popolare che narra la vita del martire. Di particolare interesse è la narrazione che ritrae un cervo portante la croce tra le corna che pare richiamare la leggenda della Cerva, ancora oggi tramandata nella vivace tradizione popolare montignosina.

Terra di acque, boschi e pascoli, Montignoso racchiude i segni di un senso forte della comunità tuttora radicato in momenti di originale folclore popolare quali la notte di San Vito quando, i giovani del paese, in un rito arcaico dai forti valori simbolici, sottraggono oggetti agli adulti per riconsegnarli il giorno seguente durante la festa del patrono, quasi a suggello di un’armonia ritrovata. In questa stretta valle che dal mare risale verso i culmini delle Apuane in un alternarsi di paesaggi suggestivi sorge Villa Schiff Giorgini, graziosa residenza nobile dell’Ottocento attorniata da un vasto giardino all’inglese ornato da busti e statue marmoree. Sede del Comune di Montignoso essa ospita, nelle sale prestigiose che conservano ancora qualche arredo originale, numerose occasioni di cultura.

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