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Licciana Nardi e Comano

La valle del Taverone raccoglie alcuni tra i più suggestivi aspetti storico-paesaggistici della Lunigiana. Dal valico appenninico dei Linari fino alla pianura del Magra, il territorio offre spunti di grande suggestione in un continuo succedersi di borghi, castelli, pievi e ambienti naturali ancora intatti. Presso il lago del Lagastrello è ancora visibile il termine ottocentesco che segnava il confine tra lo stato parmense e i possedimenti estensi della valle del Taverone. Poco sotto, i ruderi dell’Abbazia dei Santi Salvatore e Bartolomeo dei Linari – abbazia antecedente l’anno Mille, un tempo fondamentale tappa nella viabilità medievale tra i due versanti appenninici e lungo i crinali degli stessi – lasciano intravedere ancora portali in arenaria con qualche decorazione scultorea e strutture a volta fino a pochi anni fa rifugio di pastori. Il castello di Groppo S. Pietro, di cui permangono resti della muratura perimetrale e della grande torre databile tra XII-XIII secolo, fu un tempo sede dei Moregnano, vassalli degli Estensi e fedeli alleati dei vescovi di Luni nelle controversie con i Malaspina. Lì fu messo a morte Bonaccorso del Padule, Podestà di Pisa e vicario imperiale sconfitto in Val di Serchio, e lì trovò rifugio Obizzo di Filattiera quando, spogliato di tutti i suoi beni da Federico II, decise di continuare dall’imprendibile castello la lotta contro l’imperatore. Sotto l’Alpe di Camporaghena, zona di alpeggio e transumanza fin dall’eneolitico, si stende il villaggio di pietra di Camporaghena, splendido ed intatto esempio di edilizia rurale. A Taponecco la torre castrense di forma cilindrica attualmente inglobata nella ex-canonica come torre campanaria, è in corrispondenza visiva con le torri di Varano e del Nocciolo e con la piccola torre del castello di Montevignale. Scendendo dalle zone di pascolo lungo fitti boschi di faggio, quindi di cerro e di castagno, si giunge a Comano, fondo prediale di certa origine romana che mantenne la tipica struttura pagense di sparsi agglomerati di case, propria degli insediamenti liguri-apuani. A Comano è ancora ben visibile, tra i ruderi del castello, la torre cilindrica, con la sommità merlata sorretta da beccatelli in arenaria, architettonicamente non dissimile da altre torri malaspiniane di eguale fattura, quali Malgrate, Bagnone, Treschietto, segno di un comune progetto di edificazione militare. Sorpassati i vasti boschi di castagno, la cui coltura è ancora una caratteristica dell’agricoltura della valle, si giunge alla pieve romanica di Santa Maria Assunta di Crespiano, rimaneggiata nel corso dei secoli e in modo ancor più profondo nell’Ottocento quando si danneggiarono irreparabilmente i capitelli paleoromanici dell’interno. A pochi chilometri di distanza, nel fondovalle, sorge Licciana Nardi, tipico esempio di borgo sviluppatosi lungo la viabilità di fondovalle con chiare funzioni di sbarramento militare. Anticamente il castello, rivolto a nord verso i valici, era potentemente fortificato e lungo la via del borgo sorgevano case torri racchiuse dalle mura castellane. Adesso, la piazza Anacarsi Nardi ha preso il posto delle cortine murarie e dell’antica piazza d’armi della rocca e il palazzo di foggia cinquecentesca con loggia a due archi, scalone e portali in arenaria posto innanzi alla sede comunale, iniziato da Jacopo I Malaspina e probabilmente la stessa sede comunale, sono state ricostruite sulla antica struttura residenziale della rocca. Un passaggio sopraelevato collega il palazzo con il matroneo della chiesa parrocchiale. Sulla sponda sinistra del Taverone, opposto al borgo di Licciana, sorge il cinquecentesco Castel del Piano, piccolo ma interessante esempio di architettura militare. Recentemente restaurato, possiede un salone nel quale si svolgono iniziative culturali. Jacopo Malaspina fondava nel 1535 la linea Marchionale di Licciana, distinta da quella di Bastia, di Monti e di Pontebosio, e comunque caratterizzate nel Seicento in particolar modo, da una curiosa vocazione dispotica foriera di numerose rivolte popolari, violenze ed omicidi, compresi quelli di qualche marchese. Licciana e parte degli altri feudi, proprio per questa interminabile litigiosità e per le conseguenti contese, sfuggiranno al tentativo mediceo di sottomissione finalizzato a saldare i domini di Castiglion del Terziere con quelli di Fivizzano.

Risalendo lungo la via collinare per Bagnone, si incontra il borgo di Panicale, antica sede comitale della valle del Taverone e proprietà di Adalberto marchese di Toscana e della sua nobile schiatta già nel X secolo. Riconfermato nel 1077 da Arrigo IV quale feudo degli Estensi che, in qualità di conti di Lunigiana si mantenevano strettamente arroccati sui gioghi appenninici posti tra le valli del Secchia e del Taverone, fu da questiinfeudato ai Moregnano, loro vassalli che insieme alle consorterie dei Dallo, dei Bosi e dei Bianchi d’Erberia, si opposero alle rivendicazioni dei Malaspina sulla Lunigiana orientale. Nel 1355 anche Panicale entrò a far parte dei domini malaspiniani, e con Licciana fu accorpato in un unico feudo passato poi alla famiglia Medici. A questi ultimi si deve la costruzione dell’armonioso palazzo tardo medievale, con bifore in arenaria partite da sottili colonnine marmoree, che ha preso il posto dell’antico castello, di cui resta solo uno spezzone di torre quadrata.

Sopra Licciana, a sommità dello sperone che sovrasta il paese, è il castello di Bastia. Da qui si gode una magnifica visione d’insieme della Lunigiana, delle terre terrazzate a vigna e ad ulivo che il clima ancor mite permette si sviluppino su tutta la mezza costa posta a ridosso del sole, ai piedi dei gioghi appenninici. Costruzione trecentesca citata nei patti presi tra i marchesi di Olivola e quelli di Villafranca tra il 1294 e il 1307, Bastia svolse una fondamentale funzione militare tra le strutture fortificate della valle e per questo fu più volte assediata e contesa dagli eserciti delle potenze regionali che si fronteggiarono tra Tre e Quattrocento anche in Lunigiana, a partire dall’occupazione genovese della regione nel 1416 e nel 1449-1465 e di quella delle truppe fiorentine per fronteggiare l’espansione milanese. L’Ariosto, nell’informare il duca di Ferrara della conquista di questa rocca, ritenuta inespugnabile, per opera delle truppe di Giovanni dalle Bande Nere, esprimeva il suo stupore sostenendo che la conquista era da attribuirsi alla collaborazione prestata al Medici dagli stessi maestri che l’avevano costruita. La rocca fu rimaneggiata nel corso del XVI secolo quando, per adeguarla alle necessità imposte dall’uso di artiglierie, si provvide a rafforzare la scarpa, a costruire feritoie per archibugi e colubrine e a ribassare le torri eliminando i beccatelli e le merlature del sistema piombante, di cui resta traccia solo nel dongione cilindrico. La possente mole quadrilatera, rafforzata da imponenti torri cilindriche, domina la piazza su cui sorge la slanciata chiesetta parrocchiale di foggia barocca e il borgo che si stende all’interno delle mura castellane appena intuibili tra i terrazzamenti vignati.

Il castello di Monti di Licciana si erge maestoso su di un colle prospiciente l’antica pieve di Venelia, di cui restano le absidi romaniche inglobate nell’edificio barocco della chiesa. Circondato da un magnifico parco di querce secolari, il castello spazia sulle Apuane, i passi appenninici e la valle del Magra, in un dolce digradare di colline accuratamente coltivate. Luogo di antica umanizzazione e di frequenti ritrovamenti archeologici (tre statue stele dell’eneolitico e vari reperti di età romana), il castello scandisce il succedersi delle tecniche dell’architettura militare medievale e moderna, a partire dal possente mastio quadrangolare, edificato sul preesistente castello estense del XI secolo, del recinto munito di robuste torri angolari cilindriche del XV e di successivi interventi che l’hanno vieppiù trasformato in residenza signorile. Dopo il terremoto del 1920 è stato rimaneggiato e adeguato a fini residenziali, mantenendo comunque le fondamentali strutture originarie; per anni le sue grandi sale hanno ospitato il premio ‘Lunigiana Storica’. Il piccolo borgo, prospiciente l’edificio castellano, era anticamente inserito nella cortina murarie e difeso da ponte levatoio. Nell’insieme resta, comunque, uno dei più interessanti e meglio conservati castelli della zona. Nella valle sottostante sorge il seicentesco castello di Pontebosio, dove i caratteri militari sono ormai ampiamente mitigati dalla precipua funzione residenziale del palazzo, ricco di finestre e loggiato che donano un interessante movimento alla sua austera forma quadrangolare, amplificata dalle quattro torri angolari che avanzano rispetto al corpo centrale. Nella piazza prospiciente il castello si trova la chiesa parrocchiale in stile barocco, arricchita da una scultura mariana in marmo posta in sommità del timpano, e davanti a questo, oltre il ponte, l’incompiuto svetta il castello di Poderetto, costruito dai Malaspina di Podenzana a mò di affronto ai cugini del Ponte, in una delle interminabili beghe familiari che caratterizzarono questi microscopici feudi malaspiniani tra la fine del ‘500 e la rivoluzione francese.

Il castello di Terrarossa, che chiude la valle alla confluenza del Taverone nel Magra, è un interessante esempio di palazzo gentilizio fortificato (XVI-XVII) che mantiene del castello l’aspetto un poco austero, dovuto perlopiù ai torrioni quadrangolari che cingono i lati della costruzione, divisa tra un corpo centrale arretrato verso il fiume e un cortile di accesso cinto da edifici di minor mole. Rimasto incompiuto a dispetto del pretenzioso progetto originario, fu ceduto nel 1617 dal suo ideatore, Fabrizio Malaspina, a Cosimo II de’ Medici, per l’impossibilità a continuare i costosi lavori di completamento.

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