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Filattiera e Mulazzo

Filattiera è un importante cantiere di cultura archeologica. Anni di scavi sistematici condotti dall’Istituto di Cultura Materiale hanno dimostrato l’esistenza, sul colle di Castelvecchio, di un pagus dei liguri apuani. Il villaggio venne poi spostato in età augustea ai piedi della collina, dove passava la strada romana. Sono venute alla luce case in muratura, in parte abbandonate nel terzo secolo e quindi ricostruite in legno nel V per poi essere definitivamente abbandonate nel settimo secolo. La popolazione era tornata sulla collina, in un castrum fortificato di cui restano tracce. La presenza bizantina a Soreon di Filattiera è ampiamente documentata dalle testimonianze scritte, come l’Anonimo Ravennate e la Tabula di Peutinger e dagli scavi, probabilmente gli unici condotti con metodo stratigrafico. A fianco di Castelvecchio è tuttora visibile la torre di San Giorgio, un dongione dell’XI secolo abitato nella parte superiore – la porta di accesso è posta a quattro metri di altezza – e la vicina chiesetta romanica, costruita ad una navata nel XII e quindi ampliata a tre navate nel XIV; nella parte inferiore della torre sono stati scavati vari oggetti di uso quotidiano. La torre faceva parte della fortificazione sorta nella parte più alta della collina, e corrispondeva alla difesa di un sottostante passaggio obbligato, probabilmente destinato alla riscossione del pedaggio. La costruzione dell’attuale borgo di Filattiera e del castello malaspiniano risale alla metà del Trecento e fu eseguita secondo un preciso modello urbanistico. Il castello, circondato da un fossato, si componeva di una cinta muraria quadrangolare a difesa di un mastio. Ampliato nel Cinquecento per fini residenziali, quindi ristrutturato in parte con gusto neogotico nel secolo scorso, mantiene alcune caratteristiche dell’impianto trecentesco. Il campanile della chiesa parrocchiale, ad esempio, è stato ricavato da uno dei rivellini della cinta trecentesca. Di grande interesse sono invece le case torri di Caprio e di Ponticello, databili tra il XIV e il XV secolo, esempio di fortificazioni civili, con il piano terreno accessibile solo dall’interno. Il monumento di maggiore interesse è comunque la stupenda chiesa romanica di Santo Stefano di Sorano che mantiene le strutture originarie del XII secolo, con le tre magnifiche absidi in pietra che compongono una interessante tessitura fitta di geometrie e cromatismi, con le colonne cieche a rilievo e l’adiacente campanile formato da una possente torre quadrata.

Attorno una grande torre a pianta esagonale, conosciuta come “Torre di Dante”, si intravedono le rovine del castello di Mulazzo, che fu capofeudo della famiglia Malaspina detta dello spino secco, dopo la divisione del 1221. Tutte le terre malaspiniane della riva destra del Magra erano sottoposte a Mulazzo, e questo castello, di conseguenza, si presentava imponente, dominando con i trenta metri di altezza della torre gran parte della valle. Costruito tra il secolo XII e XIII, già nel XV aveva perduto importanza poiché i Malaspina ne edificarono uno nuovo nell’altra parte del colle, altrettanto imponente ma con una spiccata vocazione residenziale. La torre esagonale del “castellaro” svettava ancora nel 1743 quando venne atterrata dai Malaspina residenti nel palazzo cinquecentesco durante una delle numerose liti di sapore condominial-parentale con quelli che risiedevano nel castello. A Mulazzo restano anche tre arcate dell’acquedotto medievale, interessante opera di ingegneria idraulica del periodo e altre testimonianze che ricordano i fasti del passato, quali il portale di accesso al borgo fortificato, sovrastato da una lapide in ricordo di Alessandro Malaspina, ultimo grande navigatore italiano al servizio dei reali di Spagna, che in Mulazzo ebbe i natali. Sono inoltre visibili alcune case torri, e in particolare una che, un tempo adibita a granaio dei marchesi, possiede una elegante trifora partita da due colonnette marmoree. Se del vicino feudo di Castagnetoli resta un palazzotto assai rimaneggiato, a Groppoli un attento restauro sta riportando a nuova vita il castello seicentesco riattato sui disegni di Matteo Vinzoni per i Brignole-Sale, banchieri genovesi che l’acquistarono dal Granduca di Toscana unitamente al titolo marchionale. Il Vinzoni ricostruì pure la parrocchiale, rivolgendone l’ingresso verso il castello affinché fosse possibile seguire la messa dallo stesso: capricci di un’epoca vivace per il ricco feudo agricolo, mèta di lunghe carovane di muli che risalivano l’Appennino provenienti da Sestri, Levanto, dal Golfo di Spezia. Contornato da un magnifico scenario di boschi di castagno e di piccole costruzioni rurali in pietra disseminate nei terrazzamenti sottoposti alla mole del monte Cornoviglio, Borgo Castevoli e il suo castello sono uno degli esempi più pregevoli di architettura castellana pianificata come un unico insieme di borgo e castello di residenza. Infatti, sulla preesistente fortificazione militare disposta lungo la via somabile per Piacenza, Tommaso Malaspina, governatore granducale di Siena, volle ricostruire alla fine del ‘500 un borgo avvolto in mura dominato dalla residenza signorile. Sul grande portale di accesso il figlio di Tommaso, Francesco, pose una cuspide marmorea cinquecentesca rappresentante la Madonna con bambino, proveniente dall’altare della chiesa castellana di Santa Maria, purtroppo ridotta a rudere dilavato con affreschi e stucchi corrosi dal tempo. Il castello, elegantemente restaurato, ha ritrovato lo splendore architettonico che il tempo gli aveva negato, con l’alta torre cilindrica svettante sul palazzo di pietra e sui bastioni che raccolgono le umili case del borgo dalla tradizionale architettura rurale caratterizzata da scale esterne sporgenti sulla strada. Il vicino convento di San Bernardino, sempre voluto da Tommaso, chiude e completa un orizzonte di rara suggestione. Il castello di Lusuolo, e il vicino borgo fortificato che corre sopra archi a tutto sesto lungo lo strategico crinale posto sulla riva destra del Magra, davanti all’antico guado della “ chiesaccia” di Fornoli, rappresentava il punto di congiunzione tra le vie che dai valici correvano lungo la valle verso il mare. La sua posizione strategica ne fece oggetto di contesa, di assedi e guerre: famoso fu l’assedio delle truppe genovesi dei Campo Fregoso del 1449, che si concluse con la distruzione e la conquista del castello. Più volte ricostruito, nel ‘600 divenne fortezza per le truppe granducali che, con il possesso di Lusuolo e Caprigliola, controllavano gli accessi all’intera valle. Il castello e il borgo compongono un insieme di rara bellezza; il borgo, disposto su di un’unica strada con le case fittamente addossate l’una all’altra, è serrato tra una porta meridionale ed una settentrionale, unici accessi all’abitato. Dai loggiati e dalle feritoie del castello, recentemente restaurato, si gode un incantevole panorama della Lunigiana.

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